Il primo numero della rivista "Altamura" - 1954

L'A.B.M.C. pubblica fin dal 1954 una rivista storica intitolata «ALTAMURA», che è anche bollettino di informazione della vita e dell'attività dell'Ente.
Fu fermamente voluta dal prof. Michele Di Fonzo, primo presidente dell'A.B.M.C., come risposta agli attacchi rivolti dalla stampa regionale e nazionale alla città di Altamura che non aveva commemorato la figura di uno dei suoi illustri cittadini, lo scienziato Luca de Samuele Cagnazzi, nel centenario della morte.
La rivista di propose, dunque, come "documentazione della vita culturale della città, pubblicazione di fonti storiche, incitamento e guida negli studi, legame spirituale fra gli altamurani e in particolare fra Altamura e i suoi figli che ne vivono lontano; soprattutto documentata affermazione dell'apporto altamurano alla compagine regionale e nazionale". 
La pubblicazione viene offerta in omaggio ai soci dell'A.B.M.C., alle biblioteche italiane e ad alcune straniere, ai privati ai quali si ritiene possa interessare e viene scambiata con analoghe opere edite da altri enti ed associazioni

I tre cannoni furono utilizzati dagli altamurani per difendere la città dall'assalto delle truppe sanfediste del cardinale Fabrizio Ruffo nelle giornate dell' 8, 9 e 10 maggio 1799.
Sono passati alla storia con i nomi di PEZZENTE, DENTAMARO, SFRATTACAMPAGNA. I cimeli furono inviati nel 50° anniversario dell'Unità d'Italia a Napoli per l'allestimento della "Mostra dei ricordi storici del Risorgimento Meridionale d'Italia" inaugurata il 25 maggio 1911. Non più ritirati, furono conservati in alcuni ambienti sotterranei del Museo Nazionale di San Martino.
Dopo varie traversie, tornarono per interessamento dell'A.B.M.C. ad Altamura. Attualmente sono collocati in via provvisoria presso la sala conferenze dell'Ente.

Come per l'Archivio, anche gran parte del materiale museale custodito dall'A.B.M.C. proviene dal patrimonio conservato nell'ottocentesco Museo civico di Altamura che fu sciolto nel 1909. Tutti gli oggetti furono conservati presso i locali del Liceo Classico "Cagnazzi" e salvo alcune eccezioni (come il primo fondo pergamenaceo e il polittico quattrocentesco del Vivarini che furono affidati rispettivamente all'Archivio di Stato di Bari e alla Soprintendenza di Bari) ceduti nel 1949 dal Comune all'Ente in occasione della stipula della convenzione.
Fino alla creazione del Museo Archeologico Statale di Altamura, l'A.B.M.C. conservava anche il patrimonio archeologico del vecchio museo, accresciuto notevolmente negli anni successivi in seguito a numerosi scavi effettuati sia nell'ambito della città che nel suo territorio e alle donazioni di privati.
Attualmente, tra i numerosi reperti storici, il museo dell'ente può vantare diversi dipinti, oggetti vari (medaglie, monete, cimeli risorgimentali e delle guerre mondiali), mobili antichi, materiale lapideo, statue, busti bronzei ed altro.

Appartengono al Museo Civico ottocentesco:

- i dipinti antichi
- la serie dei ritratti dei re del Regno di Sicilia e Napoli
- mobili antichi
- medaglie e oggetti vari

Acquisizioni per donazione e deposito:

- dipinti degli artisti altamurani Raffaele e Tina Laudati
- i tre cannoni della reistenza della città di Altamura al cardinale Ruffo nel 1799
- dipinti vari
- statue
- una vera di pozzo in pietra bianca
- una vasca battesimale in pietra
- busti in bronzo
- oggetti appartenuti al musicista altamurano Saverio Mercadante
 

FONTI: GENNARO MARIA PUPILLO, Conservare nella memoria dei posteri gli uomini, i fatti e le cose meritevoli pertinenti a questo Comune:la nascita del Museo Civico di Altamura, Tesi di laurea, a.a. 2002-2003.
Arte e restauri nella storia di Altamura - Catalogo della mostra, in «Altamura», nn.27-28 

È uno dei reperti più pregiati ed antichi presenti tra i materiali museali e proviene dal Museo civico ottocentesco della città.
Il cofanetto limosino di Altamura è un reliquario a smalto e rame dorato, tipico prodotto della oreficeria medievale di Limoges. È costituito da una cassa in legno di quercia sagomata a forma di tempietto ad una navata, coperto da un tetto a spiovente, poggiante su quatto peducci cubici angolari rivestiti in rame dorato.
La decorazione a smalto delle piastre è ottenuta mediante escavazione della lamina (tecnica dello champlevé) e per immissione dello smalto in polvere, attaccato al rame per fusione. Le figure sono ottenute risparmiando la superficie del metallo; i colori, armoniosi e delicati, comprendono il blu, il turchese, il verde, il giallo, il violetto, il rosso porpora. Le scene, tratte dalla Passione di Cristo, raffigurano la Presentazione al tempio e la Crocifissione. Ai lati si trovano figure ieratiche di santi
L’oggetto, datato al XII secolo, custodiva qualche frammento della Croce di Gesù e potrebbe essere appartenuto alla Basilica di S. Nicola di Bari e giunto ad Altamura come dono di qualche alto funzionario angioino o dello stesso re Roberto d’Angiò.

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Decorato su tutte le facciate. Le scene principali, Presentazione e Crocifissione di Cristo, si trovano sul fronte. Sui fianchi due apostoli. Sul retro decorazione a motivi floreali e geometrici.

Parte frontale superiore 

Le scene della parte superiore raffigurano la Presentazione al tempio di Gesù Cristo su fondo azzurro. La piastra è divisa da una fascia turchese e arricchita da fiori e margherite.
I personaggi maschili, Giuseppe, Simeone ed un altro anonimo, sono raffigurati con viso giovanile e imberbe. La Vergine ha il capo coperto dal mantello.

Parte frontale inferiore 
Al centro è rappresentata la Crocifissione. Sotto i bracci della croce la Vergine e San Giovanni.
Sulla sommità della croce l’iscrizione IHS XPS (Iesus Christus). Ai lati, in “glorie” quadrilobate, si trovano due apostoli. Riconoscibile a sinistra l’apostolo Pietro (con chiave e vangelo). L’altro è probabilmente Paolo.

Fianchi 
Sui fianchi sono raffigurati altri due apostoli, difficilmente identificabili, stanti e in posizione frontale. Indossano tunica con laticlavio ornato di losanghe e il mantello.

Parte posteriore 
Sui fianchi sono raffigurati altri due apostoli, difficilmente identificabili, stanti e in posizione frontale. Indossano tunica con laticlavio ornato di losanghe e il mantello.
E’ costituita da una piastra unica smaltata sullo spiovente ed altre tre sul lato rettangolare.
La decorazione è tipica degli ateliers limosini: un reticolo di quadrati che racchiudono fiori quadripetali.
Al centro un piccolo sportello che si apre verso il basso permette la visione dell’interno. Ancora oggi presenta tracce di decorazioni geometriche di color ocra. Un tempo il cofanetto era provvisto di serratura. 

La biblioteca dell'Ente costituisce per numero di volumi e specificità delle raccolte una delle più ricche della Regione.
Il nucleo originale deriva dal patrimonio della ex Biblioteca Comunale nella quale erano confluite anche le dotazioni bibliografiche del Regio Liceo Ginnasio "Cagnazzi" e del Monte a Moltiplico, un'istituzione cittadina sorta con l'obiettivo di amministrare il denaro e le proprietà raccolte per la erezione a vescovado della chiesa arcipretile della città e finita poi, nel XVIII secolo, a sostenere il Regio Studio o Università degli Studi e successivamente il Seminario e le Scuole superiori.
La dotazione iniziale di libri si è nel corso di oltre mezzo secolo più che raddoppiata in seguito a donazioni ed acquisti ed oggi la biblioteca può vantare circa 90.000 volumi di vario argomento, con una ricca scelta di titoli di storia locale e regionale.
La Biblioteca conserva un discreto numero di edizioni antiche, rare e di pregio tra cui

18 incunaboli

434 cinquecentine


e parecchi volumi pubblicati nel XVII e XVIII secolo. 
Possiede, inoltre, un'emeroteca piuttosto ricca e varia: numerose sono le testate di fine Ottocento e dei primi decenni del secolo successivo, molte delle quali testimoniano una fiorente editoria locale di stampo satirico-politico.
Vengono acquistate o ricevute in dono o per scambio oltre 115 periodici, raggiungendo così un totale di circa 1000 testate.